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Sherlock Holmes e il caso del dottor Freud

Sherlock Holmes e il caso del dottor Freud
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Editore: Avverbi
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Prezzo: €7.00 €5.50
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Le prime righe del libro:Ho avuto l'onore e il privilegio di frequentarlo quando, ormai in pensione, era più disponibile a tenere seminari e conferenze. Era un uomo di eccezionale garbo, signorilità e chiarezza. Nel mondo della psichiatria sociale era noto per la sua rara intelligenza e grande lucidità, per la sua creatività nel disegnare studi che potessero rendere più chiare le ipotesi di ricerca e per una certa intolleranza nei confronti delle teorizzazioni astratte e del linguaggio oscuro e confuso che era ed è ancora molto comune in psicologia e psichiatria. Ma di lui si conoscevano anche la vastissima cultura letteraria e altre qualità forse ancora più importanti dell'intelligenza, della competenza e della cultura: era, come ho già accennato, un uomo affabile, generoso, privo di qualunque spocchia, in più scriveva bene ed era spiritoso, con una forte tendenza all'ironia e punte di sarcasmo ormai indugente. Dicono che sapesse far ridere a crepapelle facendo le imitazioni dei suoi colleghi più noti. E lo spirito è una qualità rara tra le persone molto colte.
Nel leggere questo libro non mi sono quindi meravigliato di trovarmi più volte a condividere il giudizio espresso da Leon Hesenberg, professore di psichiatria a Harvard, nella prefazione alla raccolta antologica del 1998 degli scritti di Shepherd: "Chi ha avuto l'accortezza di comprare questo volume o la fortuna di riceverlo in dono ha la possibilità di avere un'avventura intellettuale insolita: l'incontro con una mente di prima qualità".
Questo lavoro, come molti altri suoi scritti, è illuminato da un grazia di stile che non è comune negli psichiatri e nei ricercatori e che rivela il lato sardonico e scherzoso di Shepherd (la traduzione italiana non riesce a rendere bene la finezza e l'eleganza del suo inglese). Shepherd ha scritto non solo un piccolo trattato di epistemologia, ma anche una garbata e al tempo stesso implacabile presa in giro, un gioiello di ironia, uno scherzo divertito e leggero ma penetrante, un brillante jeu d'esprit, come lo chiama lui.
Nel mondo della psichiatria e della psicologia anglosassone, già da tempo le teorie di Freud vengono considerate sostanzialmente infondate, anche se frutto delle speculazioni di una mente brillante. I metodi classici della psicoanalisi (interpretazioni dei sogni, associazioni libere, analisi del transfert) sono generalmente considerati di dubbia utilità e comunque di durata troppo lunga in rapporto ai risultati ottenuti. Per una convincente rassegna, basta consultare il capolavoro di Richard Webster, Why Freud was wrong: sin, science and psychoanalysis. Anche in Italia sono state scritte e tradotte opere molto critiche che avrebbero potuto diminuire il numero di psicoanalisti freudiani e il prestigio di cui ancora godono, soprattutto nel mondo letterario e tra la maggior parte dei giornalisti, se le convinzioni non dipendessero così fortemente dall'educazione ricevuta e se le persone accettassero di correre il rischio di leggere con attenzione qualcosa che potrebbe non confermare le loro idee.
Basti pensare al saggio di Adolf Grünbaum Psicoanalisi: obiezioni e risposte, o al più recente Il caso Marilyn M. e altri disastri della psicoanalisi di Luciano Mecacci, dove l'autore sostiene che è possibile considerare i casi clinici freudiani come prodotto artificioso di un processo di ricostruzione da parte dello stesso Freud.
Lucidi e per me definitivi attacchi alle principali teorie freudiane, dall'interno del mondo della psicoanalisi, sono stati mossi da Giordano Fossa nella splendida opera La psicologia dinamica: un'eredità del XX secolo. In particolare è implacabile la demolizione: a) delle principali teorie freudiane che riguardano l'inconscio, denominate da questo autore teorie "dell'oggetto archeologico", "dell'oggetto oracolare" e "del binario sovrapposto"; b) della teoria della regressione infantile; c) della tesi che la catarsi suscitata dal recupero della consapevolezza di conflitti del passato remoto porti alla guarigione.

Michael Shepherd, morto nel 1996, è stato uno dei più influenti psichiatri a livello mondiale, fondatore della psichiatria sociale e dell'epidemiologia psichiatrica, padre e direttore fino alla fine della sua vita di Psychological Medicine, la prestigiosa rivista europea di psichiatria sociale e di valutazione dei servizi di salute mentale.

 

Michael Shepherd
prefazione di Pierluigi Morosini e Michele Tansella

Pagine: 128
Editore: Avverbi

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